Arriva nelle sale il 26 marzo Strike. Figli di un’era sbagliata, esordio alla regia di Gabriele Berti, Giovanni Nasta e Diego Tricarico, qui anche in veste di autori e attori protagonisti, affiancati da un cast che include Matilde Gioli, Massimo Ceccherini, Max Mazzotta e Caterina Guzzanti, con la partecipazione di Massimiliano Bruno e Lorenzo Zurzolo e la partecipazione amichevole di Pilar Fogliati.
Una prima prova che nasce da un percorso condiviso, già sviluppato in ambito teatrale, che trova nel cinema una naturale evoluzione. Una coproduzione Italia/Spagna, film prodotto da Paco Cinematografica e Neo Art Producciones, distribuito da Film Club e Minerva Pictures e sostenuto dal bando Lazio Cinema International finanziato con il PR FESR Lazio 2021-2027 e Operazione di Importanza Strategica del Programma.
Cosa succede quando tre ragazzi, diversi in tutto, si ritrovano nello stesso luogo, nel momento più difficile della loro vita? È da questa domanda che prende forma Strike – Figli di un’era sbagliata, un film che mescola commedia e dramma per raccontare una storia attuale, capace di parlare alle nuove generazioni, senza escludere gli adulti.
La storia si sviluppa all’interno di un centro SerD durante una torrida estate romana, in una città lontana dalle immagini da cartolina. I tre protagonisti sono poco più che ventenni: Dante, laureando in psicologia, è impacciato e insicuro, schiacciato dal bisogno di dimostrare qualcosa a se stesso prima ancora che agli altri; Pietro, appena uscito dal liceo, vive la permanenza nella struttura come una costrizione, con la testa già altrove, tra vacanze mancate e relazioni irrisolte; Tiziano, invece, si presenta come il più duro, ma è anche quello che sembra avere più urgenza di cambiare. Traiettorie diverse che si incrociano quasi per caso, in un contesto che nessuno di loro avrebbe scelto. Eppure è proprio lì, tra una seduta con gli operatori sanitari e una chiacchiera su una panchina, che nasce un legame destinato a cambiare gli equilibri delle loro vite.
Il film si muove su un doppio registro: da una parte il racconto delle dipendenze e del disagio giovanile, dall’altra una dimensione più leggera, che richiama la tradizione della commedia all’italiana. È in questo equilibrio che la storia trova la sua forza: affrontare temi complessi senza appesantirli, lasciando spazio a momenti di ironia che non sminuiscono il racconto, ma lo rendono più accessibile.
Al centro c’è soprattutto il tema delle relazioni. Strike suggerisce che dietro ogni forma di dipendenza si nasconde spesso il bisogno di appartenenza, di essere visti, di non sentirsi soli. Non a caso, il percorso dei protagonisti non è lineare, ma fatto di passi avanti e ricadute, trovando una vera direzione proprio nel rapporto che riescono a costruire tra loro. Un’amicizia che si trasforma progressivamente in qualcosa di più simile a una fratellanza.
A rendere realistico il racconto contribuiscono anche le location scelte per le riprese: il film è stato girato nel Lazio, utilizzando spazi urbani concreti e riconoscibili. Tra questi, il Cimitero di Prima Porta e diverse zone della capitale come Via di Grottarossa, Via Efeso, Via G. De Santis e Via B. Ammannati. Una Roma periferica, quotidiana, lontana dagli stereotipi, che diventa parte integrante della storia.
Strike – Figli di un’era sbagliata si inserisce nel solco delle storie che vogliono raccontare una generazione senza semplificazioni. Un film che affronta temi delicati, come la tossicodipendenza e il disagio emotivo, con uno sguardo diretto, ma mai cinico, cercando di comprenderne le radici.
Il risultato è un racconto che, pur partendo da un contesto specifico, riesce a toccare corde più universali: la paura di non essere all’altezza, il bisogno di connessione, la difficoltà di crescere e, soprattutto, l’idea che, anche nei momenti più difficili, sia possibile trovare un appiglio salvifico negli altri.

