Alessandro Amato: «Il produttore è una professione complessa. Il segreto? Tantissima passione»

Guardando i titoli di coda di un film, vi sarà capitato di leggere ‘produttore’, produttore esecutivo, produttore associato…. ma chi è il produttore di un film, quale sono le sue competenze e qual è il suo coinvolgimento nella realizzazione di una pellicola o di un prodotto tv?
Lo abbiamo chiesto ad Alessandro Amato, amministratore unico e fondatore insieme a Luigi Chimenti di dispàrte, società di produzione indipendente che vede tra i suoi ultimi lavori ‘Margini’ film vincitore del premio del pubblico nella sezione Settimana della Critica della Mostra del Cinema di Venezia 2022.

Classe 1987, Alessandro Amato ha prodotto film selezionati e premiati in numerosi festival internazionali. Insieme al suo socio Luigi è membro dell’European Film Academy (EFA).

Intervista ad Alessandro Amato

Ciao Alessandro, ci aiuteresti a capire meglio chi è il produttore e che ruolo ha?

“Il produttore è una figura mitica mitologica che spesso viene inquadrata in maniera direi… “ideale” in chi finanzia un’opera. Diciamo che il produttore è una professione complessa. Ci sono tantissimi tipi di produttore, anche oltre le nomenclature dei crediti… Un produttore esecutivo può essere di altrettanti tipi diversi, e c’è anche il produttore delegato, il coproduttore… ci sono diverse tipologie di soggetti. Sicuramente io lo sto ancora imparando che cos’è un produttore, perché la nostra società è nata nel 2015.”

La società si chiama dispárte e nasce dalla passione che Amato e Chimenti hanno per il cinema dopo aver studiato insieme alla Scuola D’Arte Cinematografica Gian Maria Volonté. Due percorsi inizialmente diversi che hanno visto il primo laurearsi in legge mentre il secondo in cinema.

“Ci siamo uniti nella passione per il cinema da questo lato del complesso mondo di soggetti, fasi e realtà che compongono poi la produzione di un’opera audiovisiva. Produzione e realizzazione. Ecco il produttore è un imprenditore innanzitutto: ha una sua società, ha una sua impresa. Quindi rischia, il cosiddetto rischio d’impresa… e i produttori di oggi sono produttori che si differenziano un po’ da quello che era il produttore di tanti anni fa perché in questo momento l’accesso ai finanziamenti è un accesso che arriva da numerose fonti: statali, regionali, sovranazionali e anche private, dal mercato dalla distribuzione, dalle vendite estere. Quindi diciamo che il produttore sicuramente gestisce la parte economica e finanziaria di un progetto, ma prima ancora di mettersi a parlare di soldi, prima ancora di mettersi a parlare di economie, un produttore tendenzialmente ha o, per come lavoriamo noi, cerca di avere una visione sul prodotto che si vuole realizzare. Perché, che sia un film sperimentale d’autore, o che sia un prodotto per un pubblico più ampio e più vasto, stiamo comunque parlando di un prodotto. Quindi la visione di un produttore si unisce spesso a quella anche degli autori e quindi entrambi sono in qualche modo parte integrante della visione dall’inizio alla fine della realizzazione del prodotto. E questo è uno dei ruoli importanti del produttore: individuare il prodotto che vuole realizzare attraverso una sua visione. Questa visione, ripeto per come lavoriamo noi, la condividiamo con gli autori con cui lavoriamo. Per noi ogni film è una nuova società che facciamo con gli autori; perché noi lavoriamo con film di iniziativa autoriale. Quindi in realtà, siamo noi che sposiamo una visione autoriale integrandola con quella che è la nostra, per cercare insieme di portare a compimento un progetto e soprattutto portarlo poi a un pubblico.”

Quello tra un produttore e l’autore di un film è come un matrimonio: è una comunione di intenti in cui si condividono gioie e dolori

Quali sono i meccanismi che vi portano a dire “ok questo matrimonio s’ha da fare”?!

“Hai usato una parola molto adatta cioè “matrimonio”! Perché è una vera e propria comunione di intenti quella tra un produttore (o nel nostro caso siamo due produttori), e un autore o più autori; si condividono tantissime gioie ma a volte altrettanti dolori. E soprattutto il processo è lungo perché noi lavoriamo spesso con opere prime, lavoriamo con opere difficili sia nel senso lato che nel senso anche ministeriale del termine se vogliamo, e quindi sono opere che richiedono più tempo, più sacrificio, più impegno. Sono opere che necessitano di un lavoro abbastanza coeso anche con l’autore per riuscire ad arrivare alla fine di questo lungo percorso. Quindi proprio perché si parla di una sorta di matrimonio, per rispondere alla tua domanda, la prima cosa che noi facciamo prima ancora dei progetti è scegliere le persone. Per noi la cosa più importante è creare un rapporto di reciproca fiducia con persone che sentiamo affini e viceversa, che le persone con cui vogliamo lavorare pensino lo stesso di noi. A volte ovviamente, non si ha la palla di vetro. quindi le sensazioni, gli elementi iniziali non sempre sono confermati nel corso del tempo; però questa è una prima importantissima fase che noi mettiamo davanti a qualsiasi tipo di progetto. Poi cerchiamo di fare progetti che ci piacciano perché per noi inseguire il pubblico come fanno magari certi algoritmi non è il modo in cui sappiamo e vogliamo lavorare. Quello che cerchiamo di fare in qualche modo è lavorare con cura e tanta dedizione su progetti che ci piacciono e poi trovare il modo di farli piacere anche ad un pubblico. Perché la produzione di un film  finisce quando il pubblico esce alla fine dei titoli di coda e a volte neanche lì perché se ne continua a parlare anche dopo. Quindi per noi è importante arrivare a un pubblico, non inseguirlo, perché poi il pubblico cambia, cambia sempre i propri gusti, i propri interessi, cambia la società che ci circonda; quindi inseguire un pubblico o degli algoritmi per noi è la strada sbagliata. Ma piuttosto proporre un prodotto di qualità e che sia il più possibile soddisfacente in primis per chi lo realizza e quindi di conseguenza di solito poi è soddisfacente anche per chi lo vede.”

Margini, una scommessa vinta

Tra le vostre ultime produzioni c’è ‘Margini’, un’opera prima che addirittura poi è stata presentata all’ultima edizione della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia: è stata una scommessa super vinta…

“Direi proprio di sì perché, per arrivare alla fine del percorso di cui ti parlavo prima, Margini a Venezia ha vinto il premio del pubblico alla Settimana Internazionale della Critica che per noi è il premio più bello, perché è il pubblico che decide ed è un premio che ci ha portato un po’ di fortuna o comunque è stato in qualche modo coerente con quello che poi è successo dopo… perché Margini, nonostante una distribuzione gestita ottimamente da Fandango ma comunque limitata nel numero di sale, è riuscito a ottenere un numero di spettatori e degli incassi che anche per tempi pre pandemia per un’opera del genere con una dimensione del genere sono successo. Solo a Roma è rimasto in sala per 10 settimane. Quindi per noi ‘Margini’ è stato veramente un successo; però questa è un po’ la punta dell’iceberg di un lavoro iniziato tanto tempo fa: noi abbiamo iniziato a lavorarci dal 2015, gli autori hanno cominciato a ragionarci 2014. È vero che c’è stata la pandemia di mezzo, ma ci sono state tante altre difficoltà, alcune magari interne, per cui non si riusciva a trovare la strada diciamo di scrittura giusta, ma anche altre esterne come l’aver ricevuto dei no e essere dovuti tornare a bussare alle porte o alcuni partner che sono entrati subito altri un po’ più tardi… però poi alla fine, pezzo dopo pezzo, il film si è montato sia a livello creativo, quindi artisticamente, che finanziariamente.”

Ma quindi un produttore ha anche facoltà di intervenire nella scrittura proprio della storia?

“Non c’è una regola ognuno è libero di lavorare come meglio crede. Noi, ad esempio, lavoriamo in condivisione. Chiediamo di vedere magari una prima versione della sceneggiatura e diamo un nostro feedback. Il produttore di fatto in qualche modo è il primo pubblico per un autore, è il primo tavolo di confronto; confronto che prima o dopo arriva sempre. Noi quindi lo cerchiamo fin da subito ma in un rapporto di reciproca fiducia e di reciproca stima. Perché se si scelgono degli autori e gli autori scelgono un produttore, vuol dire che si condivide un certo tipo di gusto, un certo tipo di visione. Il nostro modo di lavorare quindi, per tornare alla domand,a è quello di dare dei feedback su qualsiasi fase: dalla sceneggiatura al casting, e così via. Tuttavia l’ultima parola per noi poi l’hanno gli autori. Se ad esempio, a noi piace un attore e all’autore ne piace un altro, ci confrontiamo ne parliamo ma poi la scelta la lasciamo all’autore. Ma allo stesso modo facciamo un discorso inverso che quasi nessun produttore fa. Noi condividiamo tutte le scelte produttive con almeno il nucleo autoriale del progetto. Condividiamo con loro tutte le scelte strategiche e produttive, anche i materiali, il budget. E come noi mandiamo dei feedback sulle sceneggiature, ci piace ricevere dei feedback anche sul budget ad esempio. Per noi è importante che il regista, nel momento in cui sceglie di utilizzare un elemento che ha un certo tipo di costo all’interno del film, sappia che magari dovrà rinunciare ad un altro elemento. Un discorso che non è solo economico ma ovviamente anche artistico. Quindi per noi è piena condivisione su ogni cosa e l’assumersi le responsabilità di una scelta. Nel momento in cui l’attore viene scelto poi dal regista, il regista si prende anche la responsabilità autoriale di quella scelta come noi poi ci prendiamo la responsabilità produttiva di una scelta sul budget, sulla strategia o un partner da coinvolgere”

Se dovessi consigliare un giovane studente di cinema, perché diresti di fare il produttore e quale consiglio ti senti di dare?

“Intanto gli direi che ci vuole una enorme dose di passione. Sembra una banalità ma è vero, perché è un lavoro talmente tanto complesso ed ha un mercato talmente tanto difficile a cui approcciare e iniziare ad affermarsi… che senza passione si cede. La passione, è la benzina che ti permette di andare in qualche modo avanti nonostante il lungo e faticoso percorso. E poi chiaramente il produttore, almeno per come la vedo io, abbraccia un po’ tutta la realizzazione dell’opera dall’inizio alla fine e quindi è un modo per entrare un po’ in qualsiasi tipo di professione in fase della realizzazione dell’opera… e questo a me piace perché si impara tantissimo e ti permette di conoscere veramente i vari reparti. Perché non è detto che tutti li conoscono. Io ad esempio vengo dal teatro e la compagnia teatrale è come una famiglia, vedi tutti ruoli che ne fanno parte. Invece a volte nel cinema, anzi senza a volte, la maggior parte delle volte nel cinema magari il colorist non ha mai conosciuto di persona l’attore anzi quasi sempre… o non so, può capitare che il regista non conosca qualcuno che si occupa della distribuzione. Insomma è un lavoro che appunto, data la lunghezza e data la complessità, ti porta ad una sorta di compartimenti a volte stagni purtroppo. E invece il produttore riesce a entrare e a dialogare e a relazionarsi con quasi tutti questi mondi e quindi questa è la cosa più bella.”

Come si diventa produttori?

“Ho fatto per tanto tempo teatro e poi ho cominciato a interessarmi al mondo dell’audiovisivo, facendo dei piccoli cortometraggi… quindi in realtà è stato un processo molto graduale. Ho cominciato occupandomi dell’organizzazione dei cortometraggi e del trovare i fondi per realizzarli. Dopo la laurea in giurisprudenza, ho deciso di iscrivermi ad una scuola di cinema, proprio nel corso di produzione perché volevo approfondire questa mia passione che nel frattempo si era concentrata sulla parte proprio produttiva. Quindi ho fatto domanda alla Gian Maria Volontè…l’ho vissuto un po’ come se stessi facendo un master. Da lì è nato un po’ tutto, perché ho incontrato il mio socio Luigi Chimenti, ho incontrato il regista del primo lungometraggio che abbiamo prodotto… uno degli insegnanti Gianluca Arcopinto è stato il nostro primo distributore (ha distribuito il primo lungometraggio) è un’avventura che è iniziata un po’ di anni fa. Diciamo che si diventa produttori anche grazie all’esperienza e di altri produttori; per me l’incontro con Gianluca Arcopinto è stato importantissimo. Da lui ho imparato veramente tanto sul modo di essere produttore, e su un certo tipo di visione. Poi ho fatto lo stage di fine anno della Volontè alla Vivo Film di Gregorio Paonessa e Marta Donzelli, con cui abbiamo prodotto ‘Maternal’. Sono stati una nave scuola importante. Gianluca, Gregorio e Marta sono stati dei mentori per me. Per cui per rispondere alla tua domanda, si diventa produttori studiando e imparando attraverso l’insegnamento degli altri”

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