Alexandre Desplat «Il difficile? Convincere un regista che sei in grado di fare cose altrettanto belle, ma diverse»

Il successo di un film è legato a molteplici fattori: la bravura del regista, degli attori, della sceneggiatura…. e anche della colonna sonora. Vi basti pensare a Guerre Stellari, il Padrino, Harry Potter; difficile non ricordare anche le musiche e i temi portanti di questi epici film. Ma come nasce una colonna sonora, e come avviene la lavorazione durante un film?

Lo racconta il due volte Premio Oscar Alexandre Desplat, compositore francese che presto vedremo, pardon, ascolteremo al cinema nel film Barbie di Greta Gerwig (live action della celebre serie di fashion doll della Mattel), che vedrà protagonisti Margot Robbie e Ryan Gosling. Candidato agli Oscar per ben 11 volte, ne ha vinti due: nel 2015 per Grand Budapest Hotel e nel 2018 per La forma dell’acqua – The Shape of Water. 

La locandina di Grand Budapest Hotel.

“Cerco di non fare sempre la stessa musica. A volte un regista ti chiama perché gli sono piaciute le musiche fatte per un altra pellicola, e la cosa più difficile è convincerlo che tu sei in grado di fare altre cose altrettanto belle, ma diverse”

Alexandre Desplat – compositore

Analizzando la carriera e i lavori di Despalt, si percepisce la sua sensibilità e maestria nel saper dosare la musica, creando un perfetto mondo sonoro dove le note sanno restare a volte un passo indietro all’immagine, così da renderla assoluta protagonista. Un risultato che arriva anche grazie spesso all’intesa con il regista, come nel caso delle collaborazioni con Jacques Audiard, con il quale ha realizzato 7 film.

“Nei suoi lavori c’è sempre una continuità estetica, ma ciò nonostante cerchiamo sempre altre vie, altre idee, facendo un mix tra quella che è una musica un po’ trattenuta che resta un po’ indietro e il desiderio che la musica crei uno spazio ulteriore. Uno spazio supplementare rispetto a quello che l’immagine propone. Che sia restringere l’immagine o ingrandirla, o creare una profondità di campo, e accompagnare la narrazione. Possibilmente non solo accompagnando l’immagine ma anche la drammaturgia. Quindi cerchiamo di creare una sorta di vibrazione tra la musica, l’immagine e la drammaturgia”

Un lavoro non facile quello del compositore, che deve mediare con la sua anima di artista e con quello che è il desiderio del regista committente dell’opera. Perché in fin dei conti, un musicista che si trova a lavorare su un film è un artigiano a cui viene commissionato un lavoro con requisiti e necessità ben definite. Un processo che sembra quasi magico.

“Lo è! Sicuramente comporre musica è un processo molto istintivo, e allo stesso tempo intellettuale. È la combinazione di questi due elementi, che sono entrambi importanti quando si lavora a livello artistico. Se ho deciso di fare musica per il cinema, che è sempre stato il mio desiderio fin dall’inizio, non ho mai voluto essere un compositore per concerti, è perché amo il cinema e ho sempre desiderato di farmi trasportare dalle storie che le immagini raccontano, di capire il senso estetico di un regista, capire come l’immagine vibri insieme alla musica”

L’approccio per la realizzazione di una composizione può svilupparsi in diversi modi. Attraverso la lettura della sceneggiatura, dalla visione di un pre-montato del film, dal confronto e dall’ascolto di musiche cosiddette ‘appoggiate’ che il regista ha pensato come modo di ispirazione.

“Ovviamente la sceneggiatura è importante, perché a volte può scrivere ad anticipare quello che potrebbe essere l’universo del film. Serve anche a rifiutare un film, se la sceneggiatura non mi piace non accetto! Ma ovviamente per me la cosa più importane è vedere e ascoltare il film. Perché le voci e i rumori che ci sono in un film sono importanti tanto quanto le immagini.”

Una passione che arriva da lontano, quando ancora adolescente Desplat collezionava colonne sonore: “Mi affascinava trovare quella magia, come fosse possibile che una musica e un’immagine riuscissero a sposarsi così bene.”

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