ANNA FERZETTI, PASSIONE, TALENTO E CORAGGIO. INTERVISTA ALL’ATTRICE DE “IL NIBBIO”

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Anna Ferzetti è la prima volta che interpreta una donna reale. Rosa Villecco e la vedova di Nicola Calipari, Alto Dirigente del SISMI ucciso in Iraq il 4 marzo del 2005 da soldati statunitensi durante la liberazione della giornalista Giuliana Sgrena, che era stata rapita da una cellula terroristica. “Il Nibbio”, diretto da Alessandro Tonda, e nelle sale dal 6 marzo con Notorious Pictures, racconta i ventotto giorni precedenti a quel tragico evento, mostrando l’aspetto professionale e familiare dell’uomo, con il volto di Claudio Santamaria, che ha sacrificato la sua vita per la cronista, interpretata da Sonia Bergamasco, e la cui morte e rimasta senza colpevoli. Il film e stato realizzato con il sostegno della Regione Lazio e girato anche nella Capitale tra Prati, Forte Braschi, Questura di Roma, Prefettura di Roma, Presidenza del Consiglio e Confindustria.

Ferzetti, in che modo ha approcciato al personaggio di Rosa?

Ho avuto la fortuna di conoscerla, anche se all’inizio avevo molto timore. Mi sembrava di entrare nel privato di una persona a cui era stata stravolta la vita. E la prima volta che interpreto un personaggio realmente esistito, ancora vivente, e che ha affrontato un dolore così grande. L’ho incontrata il primo giorno di riprese. Conoscerla e stato bellissimo, perché e una donna unica con un carattere molto forte, con un grande senso dell’ironia e una dignità pazzesca, che ha perso tragicamente un marito e ha cresciuto da sola due figli. Lei mi ha accolta e ha detto di chiederle tutto, senza problemi. La sua presenza sul set mi ha tranquillizzata.

“Il Nibbio” è incentrato sulle ultime quattro settimane di vita di Calipari.

Credo fosse necessario, oltre a raccontare la vita professionale di quest’uomo, anche inserire il suo lato umano e familiare e parlare del suo rapporto di coppia. Rosa mi ha detto che lei e il marito ridevano molto, che si sentiva protetta da lui, che c’era un rapporto alla pari. Rosa ha sostenuto suo marito, nonostante sapesse i rischi del suo mestiere. Io ho cercato di mettere questo nel film. Altre cose che ci siamo dette rimarranno, invece, con me.

La storia di Calipari e del rapimento di Giuliana Sgrena ci riporta anche all’attualità, a quello che è successo a Cecilia Sala. Ci sono persone che rischiano e perdono la propria vita per salvarne altre.

Calipari ha salvato una donna che non conosceva, le ha fatto scudo con il proprio corpo per proteggerla. Mentre c’è chi non rischierebbe la vita neanche per chi conosce. È stato veramente un grandissimo uomo e secondo me e giusto in questo momento storico raccontarlo e ricordarlo.

Questo è un merito anche del cinema, in grado di raccontare ancora con forza storie vere.

Io spero che tanti giovani vedranno il film, anche grazie alle scuole. Ho due figlie, una che quest’anno fara la maturità, l’altra di 13 anni. È importante che loro e i ragazzi in generale conoscano figure come Calipari anche attraverso il grande schermo. Che siano storie reali o di fantasia, i film ci fanno riflettere, talvolta sognare, anche alleggerire la vita. Quando ero ragazzina ricordo che molte cose venivano schermate dai genitori, mentre oggi i ragazzi vivono molto quello che li circonda anche attraverso i social. Fanno molte più domande, e il cinema aiuta ad affrontare temi fondamentali della vita. Questo mi fa capire anche quanto sia importante il mestiere che ho scelto di fare.

La gente sta tornando nelle sale, anche per vedere i film italiani. Lei ha fatto parte di “Diamanti” di Ferzan Özpetek, che ha avuto un successo incredibile, forse inaspettato, superando i 15 milioni di euro al botteghino.

Non posso che festeggiare il risultato del film. Ho notato che soprattutto il pubblico femminile ne e rimasto molto colpito. Ho letto sui social tantissimi messaggi di donne che ci hanno scritto per ringraziarci delle emozioni che hanno provato. Anche per noi attrici che lo abbiamo fatto e stato bellissimo. Diciotto donne sullo stesso set e stato qualcosa di incredibile. Il film sprigiona la forza della solidarietà femminile.

In “Diamanti” lei interpreta Paolina, una sarta che cresce da sola un figlio e senza il sostegno delle sue colleghe e delle titolari della sartoria non riuscirebbe a farlo.

Non si può andare avanti da soli, se vicino a te non hai una squadra di persone che ti sostiene. Paolina ha intorno delle donne che la proteggono e aiutano. Io credo fermamente in questa sorellanza anche nella vita. Si è creata sul set, consolidando amicizie che già c’erano, come quella con Vanessa Scalera e Jasmine Trinca, o dandomi la possibilità di averne di nuove, come con Luisa Ranieri, che preparava il caffè per tutti ogni giorno. Sono sempre stata pro-donne. In generale, mi è stato insegnato a lavorare in gruppo, con donne o uomini, ad ascoltare il prossimo. Io gioisco di ciò che gli altri hanno, non provo invidia. Dovremmo imparare a farlo tutti di più. Già a scuola ci dovrebbe essere insegnato che collaborando con gli altri possiamo andare avanti. Ho avuto la fortuna di frequentare una scuola tedesca che ha proprio questa mentalità e quando ho iniziato a recitare ho portato questo insegnamento nella mia professione, in scena a teatro, nei film. Affidarsi a un collega, a una persona e qualcosa di fondamentale. Ed è quello che cerco di insegnare anche alle mie figlie.

Con Vanessa Scalera recentemente ha condiviso anche un altro progetto di successo, la serie “Qui non è Hollywood” diretta da Pippo Mezzapesa, sull’omicidio di Sarah Scazzi.

Venivamo da una tournée teatrale e ci siamo ritrovate insieme a lavorare in questa serie. Siamo simili come approccio al lavoro, entrambe siamo portate all’ascolto. Siamo due attrici che condividono e si divertono sul set. In questo caso chiaramente abbiamo raccontato una storia tragica e dura, un caso di cronaca che tutti ricordiamo.

Nella serie interpreta una giornalista.

Rappresento il circo mediatico che si scatenò ai tempi della scomparsa e poi della morte di Sarah Scazzi. Daniela e una donna ambiziosa, che con il tempo, però, tira fuori la sua umanità. Fa un percorso anche di conoscenza di sé stessa, facendo dei passi indietro quando rimane troppo coinvolta dal caso. Con Pippo ci interessava proprio raccontare questa sua evoluzione, con dignità.

Che momento è questo per lei dal punto di vista professionale?

Molto bello. Quando superi i 40 anni, fai un po’ i conti con un insieme di cose. Io sono felice del mio percorso e del mio lavoro, mi ritengo una privilegiata nel poter fare l’attrice. Sono una persona che non si lamenta, ma gioisce di ciò che ha. Vado avanti cercando di rischiare, di non adagiarmi, di sorprendermi, di uscire dalla mia comfort zone, continuando a studiare e a pormi delle domande, perché ogni giorno e una scoperta. In questi anni penso di aver seminato molto e ora sto raccogliendo. Ma non ho fretta. Sono una donna ambiziosa nel senso positivo del termine. Credo nella professione che ho scelto di fare e sono felice di avere al mio fianco un compagno (Pierfrancesco Favino) che mi sostiene e mi ha insegnato molto. Abbiamo avuto due percorsi diversi, anche per età, e abbiamo scelto di non lavorare insieme, se non in rare occasioni, proprio perché ognuno di noi doveva prendere una strada individuale. Questo mi ha fortificata. Presto però torneremo a lavorare insieme in uno spettacolo teatrale che dirigerà lui, “People, Places and Things”, adattamento di una pièce che abbiamo visto a Londra.

Lei è romana e grazie alla sua professione le capita spesso di girare nella sua città. Una strada, uno scorcio può essere rilevante in un racconto, ma anche farle scoprire luoghi che non conosceva affatto.

Per le scene in cui ci sono io ne “Il Nibbio” abbiamo girato a Prati, dove e stata scelta una casa adatta alle riprese. Per “Diamanti” in una villa all’Aventino e stata ricostruita la sartoria del film. Il lavoro della scenografa Deniz Göktürk Kobanbay e stato favoloso, di grande impatto. L’altro giorno sono stata a piazza Sallustio, dalle parti di piazza Fiume, e sono rimasta affascinata da un piccolo angolo della mia città in cui sono capitata per caso e che non avevo mai visto prima. Questo per dire che Roma e una città che sa sorprendere, in modi sempre diversi. Puoi scoprire dei posti di cui non sapevi neppure l’esistenza. A volte la bellezza della Capitale e stata un po’ oscurata dalle difficolta legate alla vivibilità quotidiana. Ma al di là di tutto, e una città che ha un cuore enorme, e credo che, nonostante le sue difficoltà, abbia una capacità unica di accogliere e ispirare chi la vive, anche professionalmente.

 

Di Giulia Bianconi

 

MAGAZINE LAZIO TERRA DI CINEMA. BELCANTO LA FORZA DELLE DONNE

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