Torna ‘Dalla parola allo schermo’, che ha come obiettivo quello di sostenere la scrittura cinematografica e audiovisiva, supportando piccoli e grandi progetti destinati alla realizzazione di opere audiovisive per il grande schermo ma anche per il web, credendo sempre di più nelle eccellenze del territorio.
Di seguito la storia realizzata da Michele Scarpelli, ‘Cena giudiziaria’, tra i vincitori della graduatoria relativa al bando del 2022. Il soggetto del cortometraggio è tratto da un racconto che Furio Scarpelli, scrittore e sceneggiatore, scrisse per Alberto Sordi e che non venne mai relaizzato.

SINOSSIAll’interno di una vecchia e storica trattoria romana, “Otello alla Concordia”, avviene una vicenda contrassegnata da un dialogo, fitto, incalzante, da commedia, ma che riguarda la drammaticità di un caso giudiziario, Un soggetto e un trattamento tratti da uno degli ultimi racconti di Furio Scarpelli, originariamente pensato per Alberto Sordi nella parte del vecchio Avvocato. È perciò una storia che fa affidamento sulle vivaci dinamiche dei personaggi, in particolar modo dei due protagonisti, estremamente diversi tra loro. Il primo, l’Avvocato De Simoni, si è ritirato da qualche anno, ma finisce per rimettersi in pista suo malgrado, il secondo, invece, è un giovanotto ambiguo, Andrea, accusato di aver incendiato l’appartamento della sua compagna, sebbene si professi innocente. De Simoni, con i suoi modi schietti e all’antica, riuscirà a far luce su questo caso, tra un piatto di cicoria e di carciofi alla romana e un bicchiere di vino della casa. In questa commedia dalle tinte gialle niente però è come sembra: la realtà non è altro che uno strumento malleabile e cedevole nelle mani dei protagonisti. E dunque la verità, e di conseguenza anche ciò che è giusto e ciò che è sbagliato, finiscono per confondersi tra loro e non avere più rilevanza, sebbene questo addolori profondamente De Simoni. Ai due personaggi si aggregherà infine un terzo: il giovane assistente dell’Avvocato, Pierluigi Loppi. Insieme a De Simoni riusciranno a cavar fuori Andrea
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INTERVISTA A MICHELE SCARPELLI – SCENEGGIATORE DEL PROGETTO “CENA GIUDIZIARIA”
Come nasce l’idea di rimettere mano a questo progetto?
L’idea è nata dal desiderio di portare alla luce alcuni progetti di mio nonno Furio Scarpelli rimasti inediti e di concedergli l’attenzione che meritano. Lavorando con mio padre Giacomo sto cercando infatti di fare altrettanto anche con altre storie per il cinema, che mi auguro che presto potranno essere realizzate.
Rispetto al soggetto originale, scritto da tuo nonno Furio Scarpelli, cosa hai modificato e su cosa invece hai deciso di rimanere fedele?
Il tono, la profondità dei personaggi e le battute sono aspetti sui quali è difficile trovare qualcosa da cambiare, ma credo che, per adattarsi all’audiovisivo, la vicenda necessiti di qualche piccolo aggiustamento circa l’ambientazione e alcuni aspetti della trama, che hanno inevitabilmente risentito del trascorrere del tempo. Questo racconto fu scritto infatti da mio nonno oltre trent’anni fa per Alberto Sordi e necessita quindi di un lavoro di attualizzazione della storia, trasferendola ai giorni nostri, seppur cercando di rimanere il più fedele possibile al testo.
Cena giudiziaria è un giallo, seppur dai toni di commedia, che si basa interamente sull’interpretazione dei personaggi, tramite il dialogo, fulcro della storia. Hai gia in mente chi potrebbe interpretare i tre persoanggi?
Sicuramente l’aspetto più complicato sarà trovare chi potrebbe sostituire Sordi nei panni dell’avvocato De Simoni, ma in effetti ho già qualche idea in merito. Carlo Verdone, Massimo Wertmüller, Max Tortora sono tutti grandi nomi che interpreterebbero sicuramente nel migliore dei modi quel ruolo. In ogni caso, si tratta di un aspetto ancora prematuro. Adesso ciò che mi preme maggiormente è trovare una produzione interessata, che abbia a cuore la realizzazione di un progetto del genere, comprendendone il legame affettivo ma anche e soprattutto la rilevanza artistica.
L’intera storia è ambientata nella storica osteria romana “Otello alla concordia”, come mai proprio la scelta di questo ristorante storico nel cuore della capitale?
Ho scelto Otello come omaggio alla Commedia all’Italiana e a un cinema che ormai non c’è più. Lì, infatti, per anni si sono riuniti tutti i mercoledì sera a cena alcuni dei più grandi registi, sceneggiatori e attori italiani e non. A Otello sono poi legati anche alcuni dei miei più cari ricordi d’infanzia di mio nonno, oltre agli incontri con Monicelli, Scola, Age, Benvenuti e De Bernardi, rimasti indelebili nella mia memoria.
Rispetto alla graduatoria “Dalla parola allo schermo”, con l’arrivo del finanziamento come pensi di procedere con il progetto?
Essere stato tra i vincitori del bando “dalla parola allo schermo” mi ha dato modo di poter sviluppare in forma di sceneggiatura “Cena giudiziaria” e di avere così un progetto pronto per essere presentato alle produzioni, con la speranza di vedere questo cortometraggio proiettato quanto prima sugli schermi e di ricordare, tramite la sua storia e i suoi personaggi, mio nonno e il grande cinema di cui ha fatto parte.


