E se mio padre, un film di Solange Tonnini, coproduzione Italia – Albania, prodotto da Twister S.r.l. e A.B. Film sh.p.k sostenuto dalla Regione Lazio con Fondo Regionale Cinema e Audiovisivo (Programma FESR Lazio 2021 – 2027) e distribuito da Adler Entertainment e Minerva Pictures.

INTERVISTA A SOLANGE TONNINI
“E se mio padre” è la sua opera prima, cosa si porta dietro da questa esperienza?
Come tutte le opere prime è stata faticosa e meravigliosa allo stesso tempo. Poco tempo, tante cose da fare e volerle fare bene. Momenti indimenticabili e una grande gioia nel vedere realizzato un film nato tanto tempo fa.

La storia riprende le vicende della sua famiglia ed in particolare alla figura di suo padre. che sensazione ha avuto nel dover rivivere, anche se da un altro punto di vista, alcuni episodi del passato e perché la scelta di basare la storia sotto una chiave comedy?
La mia è stata ed è una famiglia molto bella e unica. Siamo cresciuti con una madre meravigliosa che ci ha insegnato ad amare e soprattutto ad essere sempre uniti. Mio padre, come dice la piccola aida nella scena finale, è stato un padre part-time, ma il migliore che potessi desiderare, perché ha amato me e i miei fratelli e ci ha sempre sostenuto. Il fatto di raccontare questa storia in chiave di commedia, è perché altrimenti sarebbe diventato un melodramma e perché la commedia spesso attinge dai dolori della vita e li trasforma.
Il film ha ricevuto il sostegno della Regione Lazio con Fondo Regionale Cinema e Audiovisivo e le riprese si sono svolte interamente nel Lazio, soprattutto ad Anzio e Nettuno, hanno per lei un valore particolare queste due città?
Nella storia molte vicende si svolgono ad Anzio e Nettuno, perché quando ero piccola trascorrevo le estati lì nella casa di vacanza che mio padre aveva regalato a mamma (proprio come nel film) inoltre quei luoghi sono ancora rimasti intatti da certi punti di vista e mi hanno aiutata nella relizzazione del film che ha un’ambientazione anni 80.
La Regione Lazio investe molto sulla formazione dei ragazzi ed ha la scuola Gian Maria Volontè, che consiglio si sente di dare ai giovani che vogliono intraprendere il suo stesso percorso?
Conosco la scuola Gianmaria Volontè e trovo che sia un’ottima scuola di formazione. quello che consiglio ai giovani è di non bruciare le tappe, di cercare di conoscere questo lavoro dal basso, di osservare se si è sun set tutto quello che accade. Il set è un mondo a sé e capirne i ruoli e i personaggi che lo vivono è già l’inizio di un’avventura. A me hanno insegnato ad essere umile e soprattutto una disciplina quasi militaresca. Il set è come una caserma, il tempo ha un ruolo fondamentale e tardare qualunque appuntamento, rischia di mettere in difficoltà il lavoro di tutti.

