Il suo legame profondo con il Lazio e i film girati nella regione
Il 19 gennaio 2026 ricorrono dieci anni dalla scomparsa di Ettore Scola, uno dei più grandi registi e sceneggiatori della storia del cinema italiano ed europeo. Nato a Trevico nel 1931 e morto a Roma nel 2016, Scola ha raccontato per oltre mezzo secolo l’Italia, i suoi cambiamenti sociali, le sue contraddizioni, le sue malinconie e le sue ironie, con uno sguardo insieme politico e profondamente umano.
Autore di capolavori come C’eravamo tanto amati, Una giornata particolare e Brutti, sporchi e cattivi, Scola ha lavorato con i più grandi interpreti del Novecento – da Vittorio Gassman a Marcello Mastroianni, da Sophia Loren a Nino Manfredi – costruendo un cinema popolare e raffinato, capace di parlare al grande pubblico senza rinunciare alla complessità.
Se Trevico resta il paese delle origini, è Roma ad aver rappresentato la vera patria artistica di Ettore Scola. Qui ha vissuto, scritto, girato e osservato con attenzione la commedia umana che animava strade, cortili, periferie e palazzi borghesi. Il Lazio non è stato soltanto uno sfondo, ma un vero personaggio delle sue storie: luogo simbolico dell’Italia del dopoguerra, teatro delle tensioni politiche, spazio intimo della memoria collettiva.
Molti dei suoi film più importanti sono stati girati interamente o in larga parte nella regione, in particolare nella capitale e nei suoi quartieri popolari. Tra questi:
C’eravamo tanto amati (1974) – Girato in gran parte a Roma, racconta trent’anni di storia italiana attraverso l’amicizia di tre ex partigiani. Un affresco generazionale diventato simbolo del cinema civile italiano.
Brutti, sporchi e cattivi (1976) – Ambientato nelle borgate romane, tra baracche e periferie degradate, è uno dei ritratti più duri e grotteschi della marginalità urbana.
Una giornata particolare (1977) – Quasi interamente ambientato in un palazzo romano durante la visita di Hitler a Roma nel 1938. Un film intimo e potentissimo, con Mastroianni e Loren.
La terrazza (1980) – Girato tra appartamenti e scorci della Roma borghese, racconta la crisi morale e creativa dell’intellettualità italiana.
La famiglia (1986) – Ambientato in un grande appartamento romano lungo ottant’anni di storia, è un viaggio nella memoria privata e nazionale.
Splendor (1989) – In parte girato nel Lazio, è una dichiarazione d’amore al cinema e alle sale cinematografiche di provincia.
Concorrenza sleale (2001) – Ambientato nella Roma del 1938, ricostruita tra Cinecittà e location cittadine.
Gente di Roma (2003) – Forse il suo atto d’amore più esplicito verso la capitale: un film corale che attraversa quartieri, volti e storie della città.
Che strano chiamarsi Federico (2013) – Omaggio a Fellini, con molte riprese a Roma e a Cinecittà, luogo simbolo del cinema italiano.
Dieci anni dopo la sua morte, il cinema di Ettore Scola continua a essere studiato, proiettato, discusso. Le sue storie restano sorprendentemente attuali: parlano di disillusione politica, precarietà, trasformazioni sociali, solitudine urbana, ma anche di amicizia, dignità e resistenza quotidiana.
Nel Lazio, e soprattutto a Roma, le sue inquadrature sono diventate parte della memoria collettiva: cortili silenziosi, terrazze affollate di parole, periferie crude e vitali, interni domestici attraversati dalla Storia con la “S” maiuscola.
Ricordare oggi Ettore Scola significa non solo omaggiare un grande regista, ma anche riconoscere quanto il suo cinema abbia contribuito a raccontare chi siamo stati – e, in parte, chi siamo ancora.

