Nella sezione Freestyle della Festa del Cinema di Roma è stato presentato Bassifondi, film diretto da Trash Secco e sceneggiato dai Fratelli d’Innocenzo. Bassifondi è il racconto duro di una «Roma underground», in cui i due senzatetto Romeo e Callisto (interpretati rispettivamente da Gabriele Silli e Romano Talevi) abitano gli argini del Tevere. Tra liti e una spirale discendente di follia negativa, i due si scopriranno legati da un amore fraterno e commovente.

«Bassifondi nasce da un mio racconto scritto a 17 anni. – ci racconta Trash Secco – Me lo sono cullato per quindici anni ed è un’opera a cui tengo tantissimo. Mi hanno sempre chiesto se volevo scrivere altre storie, più semplici, ma ho sempre risposto di no. È stato molto difficile portare avanti una storia così marcia e potente. Anche a livello produttivo è stato impegnativo».

Per fortuna, accanto al regista c’erano – appunto – i Fratelli d’Innocenzo, conosciuti tuttavia in tempi non sospetti.

«Ci siamo incontrati tramite una nostra amica artista. – racconta Trash Secco – All’epoca non avevano ancora esordito. Erano due ragazzi come me. Ci siamo conosciuti ed è nato un amore platonico. Ci siamo scambiati mail, lavori, pensieri e poi sono venuti alla mia mostra. Anzi, sono stati i primi a presentarsi. È nato tutto da una stima reciproca molto forte».

Bassifondi

Bassifondi, storia di una Roma nascosta

La storia di Romeo e Callisto si svolge a Roma. Ma è una Roma diversa, meno lucida e meno affascinante.

«La Roma che racconto è sotterranea, underground. – dice il regista – Personalmente, soprattutto da giovane, vivevo molto questo lato della città. Stavo sempre in giro, ora a 33 anni un po’ di meno. Però è sicuramente una Roma nascosta, che avevo l’esigenza di raccontare. Ho sempre pensato che il pubblico l’avrebbe apprezzata per il suo carisma enorme».

A proposito di mostre, chiediamo infine a Trash Secco come coniuga il disegno e l’arte della regia.

«Per me disegnare è una forma di espiazione. – ci risponde – Scrivo e poi, per un’oretta, mi metto a disegnare per scrollarmi di dosso l’ansia. La pittura non è un lavoro, non è legata al business ma è una forma di meditazione. Mi rilassa. Mi ascolto la musica e sto meglio. Quando giro è un’altra esperienza, sono botte di stress enormi. Durante il film sono ingrassato dieci chili e andavo in bagno a piangere. Sono due esperienze diverse a livello emotivo, ma entrambe essenziali».

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Foto di Angelo Turetta

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