Dopo essere stato presentato alla 15° edizione del Bari International Film Festival ed aver vinto il premio nella categoria di miglior regia e miglior attrice, ruolo interpretato da Ludovica Martino;  “Il mio posto è qui” viene accolto con grande successo dalla critica cinematografica, in attesa di vederlo in tutte le sale dal 9 maggio. Film diretto da Cristiano Bortone e Daniela Porto e tratto dal romanzo di Daniela Porto, ambientato in un piccolo paesino calabrese alla fine della seconda Guerra Mondiale. L’incontro tra Marta (Ludovica Martino), ragazza madre promessa in sposa ad un uomo che non ama, e Lorenzo (Marco Leonardi), l’omosessuale locale conosciuto come “l’organizzatore dei matrimoni”, fa nascere una profonda amicizia che porta la giovane ragazza a sfidare i pregiudizi della comunità che li circonda e a lottare per trovare il proprio posto nel mondo come donna.

Il film ha una struttura molto narrativa, ma abbiamo cercato di allontanarci da un approccio di tipo televisivo e di evitare un’immagine edulcorata e patinata del Sud, con belle immagini e costumi storici perfetti. Vedendo le fotografie originali della campagna italiana del dopoguerra, si rimane colpiti dalla sua estrema povertà. La maggior parte delle case erano ruderi, l’elettricità era ancora rara, la gente era spesso mezza nuda. Abbiamo cercato di rendere questa crudeltà nella scenografia, nei costumi e nelle luci fioche delle lampade a olio. Così facendo, abbiamo voluto rafforzare anche la condizione di costrizione di Marta in questa dimensione violentemente arcaica. – Note di regia

I protagonisti della storia, Marta e Lorenzo, diversi per estrazione culturale, ruolo sociale e identità, vivono sulla loro pelle questo momento di cambiamento. Sono persone semplici e solo parzialmente consapevoli del fervore sociale e politico dell’epoca, ma sentono chiaramente che le loro aspirazioni sono frustrate. Lorenzo è più grande e crede di aver perso per sempre la sua occasione, ma quando incontra Marta, decide di aiutarla a trovare la sua stessa occasione. Grazie a lui, Marta prende coscienza di ciò che manca nella sua vita e decide di lottare per cercare la sua felicità.

Abbiamo portato la macchina da presa – per lo più a mano – all’interno della storia e vicino ai personaggi, per fare in modo che lo spettatore si immergesse in questa realtà cruda e, per lo stesso motivo, abbiamo utilizzato il dialetto calabrese dell’epoca. In contrasto con questo estremo realismo, abbiamo utilizzato alcune immagini evocative della natura Calabrese ed alcuni elementi visivi iconici come l’oggetto della macchina da scrivere, che diventa simbolico della voglia di riscatto di Marta. – Note di regia

 

Il film, prodotto da Orisa Produzioni e Goldkind Filmproduktion ha ricevuto il sostegno da parte della Regione Lazio con il bando Lazio Cinema International.

GUARDA L’INTERVISTA AI REGISTI E AL CAST

 

 

 

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