«L’ombra di Caravaggio è materiale incandescente». Intervista al compositore Umberto Iervolino

Dopo essere stato presentato con successo alla Festa del Cinema di Roma 2022, L’ombra di Caravaggio per la regia di Michele Placido è ora nelle sale cinematografiche. Un film potente, intenso, come la pittura dell’artista stesso (interpretato da Riccardo Scamarcio) e accompagnato da una colonna sonora originale realizzata da Umberto Iervolino e Federica Vincenti. 

“Quando abbiamo visto le prime immagini e abbiamo letto la sceneggiatura, abbiamo subito avuto la sensazione che fosse materiale incandescente! La percezione che ci trovavamo davanti a qualcosa di complesso è stato molto stimolante”.

Così Umberto Iervolino descrive le battute iniziali della lavorazione della soundtrack. Perché la composizione delle musiche per un film nasce molto spesso dal confronto con il regista, dalla lettura della sceneggiatura, a volte dalla visione di alcune immagini.

“Abbiamo scelto di non essere didascalici e per questo abbiamo completamente evitato l’aspetto barocco della musica: non abbiamo usato strumenti appartenenti a quell’epoca o tutta quella letteratura musicale – spiega Iervolino -, ci siamo spostati altrove”.

L’ombra di Caravaggio racconta l’indagine condotta dalla Chiesa sull’artista, al secolo Michelangelo Merisi, dopo aver scoperto che nelle sue opere sacre il pittore raffigurava donne di malaffare, ladri e vagabondi. Spetterà all’ombra, ovvero l’investigatore, interpretato da Louis Garrel, fare luce e stabilire quale sarà il destino del geniale pittore. Tra le componenti che hanno ispirato i due compositori c’è stata anche la fotografia del film.

“La colorazione del film, la luce… sembrava davvero di entrare in un quadro. Questa è stata la prima suggestione che abbiamo avuto. Tra l’altro abbiamo visitato il set e già sembrava di essere in un quadro di Caravaggio. Poi c’è stato lo straordinario lavoro del direttore della fotografia (Michele D’Attanasio, ndr.) che ha reso ancora più stupefacente l’esperienza visiva, restituendo allo spettatore la potenza e la sensazione di essere in un quadro del pittore seicentesco”.

L’altro aspetto che ha ispirato Iervolino e Vincenti nella composizione è stata senza dubbio la storia. Una biografia non neutra dell’artista, come ha spiegato il compositore.

“Gli sceneggiatori hanno tirato fuori in maniera importante tutte le sue virtù e debolezze rendendolo molto umano. Questo aspetto ci ha colpiti molto. Abbiamo quindi deciso di lavorare attorno ad ogni singolo personaggio creando per ognuno un tema ricorrente”

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