La fase di scrittura di un film è il motore dell’intero progetto. In un incontro con Sandro Petraglia, sceneggiatore di Romanzo Criminale – il film, Educazione Siberiana e tanti altri progetti tra cui Il Nibbio, suo ultimo lavoro, abbiamo analizzato il ruolo dello sceneggiatore e cosa significhi realizzare un adattamento cinematografico rispetto ad una storia realmente esistita.
QUAL È IL RUOLO CHE SVOLGE UNO SCENEGGIATORE?
Lo sceneggiatore è uno degli autori del film. Se non c’è un’idea, se non c’è un copione il film non ha una base su cui poggiare e poi arriva naturalmente il regista che mette in scena quello che si è scritto.
Per cui è un ruolo molto importante, c’è stato un momento in cui il cinema americano negli anni 30-40 ha fondato la sua grandezza sul ruolo degli sceneggiatori, c’erano delle figure importantissime della cultura americana che hanno scritto film fondamentali. Adesso quello che possiamo dire è che c’è un nuovo momento in cui questo ruolo cresce d’importanza con le serie televisive. In America gli autori delle serie sono gli sceneggiatori più che i registi, infatti, si vede spesso come gli sceneggiatori nei vari episodi non cambiano, c’è un gruppo di scrittori che rimane quasi sempre lo stesso e poi i registi invece di volta in volta cambiano. Come diceva Hitchcock il segreto di un buon film: la sceneggiatura, la sceneggiatura, la sceneggiatura, nel senso che poi si possono fare errori durante le riprese ma se c’è un buon copione è difficile sbagliare completamente il film, è come avere un paracadute su un terreno solido su cui poggiare.
PARTENDO DALL’IDEA PER ARRIVARE AL PROGETTO FINALE DI SCENEGGIATURA, QUALI SONO LE FASI DI SCRITTURA CHE BISOGNA ATTRAVERSARE?
La prima cosa che bisogna avere è un’idea di partenza, che possa essere il nucleo forte di un racconto e qualcosa che si possa raccontare ad altri. Il segreto, si diceva, è che si possa raccontare in poche parole, ci sono volte che è possibile dirlo in poche parole e volte no. Sicuramente avere un’idea non basta, non è sufficiente per far partire il lavoro, chiunque può avere un’idea, anche qualcuno che non fa questa professione, tutti abbiamo una storia nella nostra vita. Dall’idea bisogna passare a un soggetto, un qualcosa di più elaborato, in cui bisogna scrivere una decina di pagine in cui si racconta che cosa accade nella storia, vedere i personaggi che sono coinvolti e soprattutto costruire un arco narrativo, cioè un inizio, un incrementarsi delle azioni ed intuire il passo di questo racconto arrivando ad un finale. Questo è un soggetto, ed è una differenza enorme avere una buona idea e avere un buon soggetto. Avere un buon soggetto significa già che lo puoi far leggere a un produttore, che può leggerlo un regista o un altro sceneggiatore col quale puoi dialogare. Successivamente si può passare ad una scaletta in cui si divide in scene, perché il film sarà fatto di scene che il regista girerà, quindi bisogna numerarle, dire se è di giorno se è di notte, bisogna descrivere che cosa accade in quella situazione, scrivere dei dialoghi creando un lavoro più laborioso. Queste sono le basi che ti insegnano a una scuola di sceneggiatura.
CHE CONSIGLIO SI SENTE DI DARE AI GIOVANI CHE VOGLIONO INIZIARE A LAVORARE RICOPRENDO IL RUOLO DELLO SCENEGGIATORE?
Io penso che dentro una storia ci debbano essere delle situazioni che possono trascendere dalla tua esperienza, non è detto che debba raccontare sempre delle vicende personali, però penso che in ogni film, per chi scrive, è utile mettere qualcosa di sé perché è attingendo alla propria esperienza, alle proprie conoscenze e anche ai propri sentimenti che si riesce a dare a una storia, anche se esterna a noi, una certa quantità di partecipazione personale. Non si può restare totalmente esterni e credo che questo sia uno dei limiti dei soggetti. Si leggono tanti soggetti che si assomigliano ma questo è inevitabile quando si è giovani perché ci si ispira però poi bisogna fare come un piccolo salto in avanti. Uno dei segreti secondo me è anche quello di provare, di scrivere, riscrivere, buttare via, non avere paura all’inizio di scrivere tanto che può essere anche un modo per liberarsi e secondo me è un modo anche di scaricare idee che all’apparenza ti sembrano lontane e poi dopo risulta magari una delle cose migliori che ci sono in giro.
IL 6 MARZO È USCITO IN SALA “IL NIBBIO” FILM DI CUI HA SCRITTO LA SCENEGGIATURA. DA DOVE PARTE LA RICERCA SULLA FIGURA DI CALIPARI E IL BISOGNO DI REALIZZARE LA STORIA DI UN FILM.
Quando si scrivono storie come Il Nibbio, che si racconta un pezzo di vita di un personaggio realmente esistito, la prima cosa che bisogna fare è cercare di sapere che cosa è accaduto al personaggio reale e parlare con chi l’ha conosciuto e capire se quello che si vuole raccontare ha anche qualcosa che ti risuona dentro. Io adesso non avrei potuto fare questo film se non avessi avuto vari incontri con la moglie di Nicola Calipari(Rosa), se non fossi stato ad ascoltare il racconto di com’era quest’uomo. I fatti, le azioni di quei giorni, in qualche modo potevo ricostruirlo attraverso i giornali ed è più un lavoro di documentazione anche se esistevano poche cose. Poi naturalmente c’era la possibilità di parlare con i colleghi di lavoro; quindi, di costruire il modo in cui la nostra intelligence si era mossa e lui si era mosso, però io non avrei mai fatto il film se non avessi avuto la possibilità di entrare nel cuore di questo uomo. Per scrivere il film ho incontrato persone che avevano lavorato con Calipari, ho visto il suo ufficio, ho visto la macchina traforata dai proiettili su cui si trovava, ho visto il loro centro informativo però la cosa per me più importante è stata parlando con la moglie, scoprire che quest’uomo era un poliziotto atipico, era un uomo con una vita familiare ricca, aveva un certo tipo di rapporto ironico e leggero con i figli, era un uomo senza retoriche e allo stesso tempo era una persona con un’etica fortissima. Sono stato molto affascinato da questo personaggio, a quel punto ho pensato che potessi provare a farlo, ho fatto tanti film sulla nostra politica, a partire da Piazza Fontana, in cui mi sono sempre occupato dei rapporti tra la politica, la criminalità, l’intrigo, tutti i versi che si toccano e non si dovrebbero toccare; qui invece mi sono trovato di fronte a qualcosa di completamente diverso e questo mi ha molto affascinato. Ho pensato che potessi lavorare su tre direttrici di racconto, come tre azioni parallele che camminavano insieme, tre binari: da una parte Giuliana Sgrena che è stata rapita e come cercare di liberarla, dall’altra i rapporti familiari, la moglie, i figli e il terzo binario era vedere che cosa accadeva alla povera Sgrena che in quel momento era nelle mani dei terroristi. Una volta avuti tutti questi elementi, soprattutto una volta che ho sentito anche il calore umano di Rosa e di come lei mi raccontava il marito, non è stato difficilissimo scrivere i film.
NELL’ ADATTARE UNA SCENEGGIATURA AD UNA STORIA REALE SI POSSONO INCONTRARE DEGLI OSTACOLI, QUANTO È RIMASTO FEDELE ALLA REALTA’ E SE CI SONO STATE DELLE SITUAZIONI DA CAMBIARE PERCHE’ NON UTILI AI FINI DEL FILM.
Bisogna considerare che non c’è un documento dove ti dice che in quella certa riunione Calipari ha detto quella certa cosa, per cui poi è un lavoro complesso, in cui ci si mette un anno, perché devi vedere, incontrare. Io generalmente sono molto lento nella fase iniziale, cerco di arrivare a una buona scaletta e poi dopo posso essere più veloce a scrivere quando ho tutto nella testa. La seconda parte è stata più facile anche se fare questi film è molto difficile perché non puoi essere libero nell’invenzione ed è la cosa che ci piace di più a noi che facciamo questo lavoro, quando possiamo inventare personaggi, modi di dire, qui invece è come fare uno slalom; ci sono come dei paletti e cose che non puoi cambiare che non devi neanche cambiare perché non sarebbe moralmente giusto. Per cui poi, in questo caso, le invenzioni del film sono metti un personaggio che sta a Bagdad che hai inventato, una serie di piccole cose senza andare a toccare quelle più grandi dove non c’è invenzione, nei dialoghi invece devi inventare tutto.

