Terminate le riprese del film L’uomo che poteva cambiare il mondo, diretto da Anne Paulicevich e interpretato da Elio Germano, sostenuto dal bando Lazio Cinema International finanziato con il PR FESR Lazio 2021-2027 e Operazione di Importanza Strategica del Programma.
Paulicevich, Premio Speciale della Giuria a Venezia nel 2012 con Tango Libre e candidato agli Oscar nel 2020 per Working Girls, torna dietro la macchina da presa per guidare un cast importante: accanto a Germano troviamo Albrecht Schuch nel ruolo di Hitler e Fausto Russo Alesi in quello di Mussolini e, con loro, Linda Caridi ed Edoardo Pesce.
Le riprese si sono svolte tra Roma e Firenze, Monaco di Baviera e il Belgio, per una coproduzione che unisce le italiane Indigo Film e PiperFilm, la belga Versus e la tedesca NiKo Film.
La storia in breve
E’ il 1938 e Hitler è in visita ufficiale in Italia. Mussolini vuole impressionarlo mostrandogli la grandezza dell’Italia anche sul culturale e per farlo chiama il più autorevole archeologo italiano, che è lontano dalle posizioni del regime; è un uomo di studio che si ritrova, suo malgrado, a svolgere quel ruolo.
Il film è sostenuto da numerose istituzioni europee: Centre du Cinéma et de l’Audiovisuel de la Fédération Wallonie-Bruxelles, RTBF, Be TV e Orange, Proximus, Wallimage, Europa Creativa MEDIA, Inver Tax Shelter e O’Brother Distribution; con il sostegno della Regione Lazio – Lazio Cinema International Avviso Pubblico (PR FESR LAZIO 2021-2027), con il contributo del Fondo per lo sviluppo degli investimenti nel cinema e nell’audiovisivo del Ministero della Cultura, con il contributo del Fondo per le coproduzioni Minoritarie del Ministero della Cultura; con il contributo di German Federal Film Fund, FilmFernsehFonds Bayern, Medienboard Berlin-Brandenburg, German Federal Film Board – Minority Co-production Funding e nordmedia – Film and Media Fund of Lower Saxony and Bremen. tra cui il Centre du Cinéma et de l’Audiovisuel de la Fédération Wallonie-Bruxelles, RTBF, Be TV, Europa Creativa MEDIA, il Ministero della Cultura italiano e diversi fondi tedeschi, a conferma della natura pienamente europea del progetto.

