VALENTINO GIANNI’, DAL PROGETTO SONORO ALLA COLLABORAZIONE SUL SET CON WES ANDERSON

Valentino Giannì, fonico di presa diretta, ha lavorato su set cinematografici nazionali ed internazionali. Tra i tanti lavori svolti nel corso della sua carriera, ha collaborato per diversi progetti, come “Asteroid City”  e “Il cigno”, con Wes Anderson. Giannì, inoltre, è coordinatore del corso di Ripresa del suono della Scuola Volonté.

Con la vittoria agli oscar del cortometraggio “La meravigliosa storia di Henry Sugar”, progetto su cui Valentino Giannì ha collaborato e la nomination ai David di Donatello 2024 per il miglior suono con il film Comandante di Edoardo De Angelis, Giannì ci racconta, tramite l’interivsta in collaborazione con la scuola Gian Maria Volonté, l’importanza di questo mestiere e di quanta passione e professionalità ci mette in ogni progetto.

 Com’è nata la collaborazione con Wes Anderson in Asteroid City e com’è proseguita nei cortometraggi tra cui “La meravigliosa storia di Henry Sugar” che vi ha portati a vincere l’Oscar?

La mia collaborazione con Wes Anderson inizia da Asteroid City. Il film doveva inizialmente essere girato in Italia e la produzione era alla ricerca di un fonico di presa diretta. Dopo alcuni colloqui e, nonostante le riprese siano poi state spostate in Spagna, la mia presenza sul progetto è stata confermata. Con grande entusiasmo, mi sono quindi ritrovato a girare all’estero, in una troupe completamente straniera (eccezion fatta per Milena Canonero, che collabora con WA da diversi anni): un’esperienza assolutamente nuova e, allo stesso tempo, speciale. Verso la fine delle riprese del film, mi è stato poi proposto di partecipare anche alla realizzazione dei cortometraggi che si sarebbero girati poco dopo in Inghilterra. È stato per me motivo di grande soddisfazione, che ho accolto come un riconoscimento verso il lavoro che stavo portando avanti sul film.

 Che sensazione ti dà la consapevolezza che il tuo lavoro, insieme a quello degli altri professionisti che hanno collaborato alla realizzazione del corto, è stato premiato nella serata più importante del cinema mondiale?

A Wes Anderson piace circondarsi di un gruppo di fidati collaboratori, molti lavorano con lui ormai da diverso tempo. Oltre che una piccola “famiglia”, è diventata negli anni una macchina con ingranaggi precisi che si muovono quasi in autonomia anche nel realizzare sequenze talvolta molto complesse. L’Oscar a La meravigliosa storia di Henry Sugar, dunque, inorgoglisce un po’ ognuno di noi. Far parte di questo collettivo e contribuire alla realizzazione del suo immaginario è davvero un grande privilegio.

Hai lavorato a moltissimi film e serie tv e negli ultimi anni, anche grazie alla collaborazione con Wes Anderson, ti sei avvicinato molto al cinema internazionale. Come ti ci trovi? Come ha modificato il tuo modo di lavorare?

Le produzioni straniere che vengono a girare in Italia, soprattutto dopo il boom degli ultimi anni, sembrano ormai accettare di buon grado la presenza di fonici di presa diretta locali. Questo denota una crescita del nostro ambito specifico che porta a riconoscere una professionalità adeguata alle richieste e alle aspettative del mercato internazionale. Rimangono alcune differenze, soprattutto nella struttura produttiva e talvolta in una diversa organizzazione del nostro lavoro sul set ma, a mio modo di vedere, le problematiche e l’attenzione da porre alla fase di riprese rimangono le stesse dalla piccola produzione indipendente al film straniero ad alto budget.

 C’è un aneddoto particolare che vuoi condividere con noi?

Non saprei, posso dire che Wes è una persona geniale, esigente ma sempre gentile. Condividere con lui il set è un regalo per chi, come me, ha fatto della passione per il cinema il suo lavoro.

 Qual era l’idea sonora del cortometraggio candidato agli Oscar, come ci hai lavorato, le difficoltà di opere del genere.

Da un punto di vista sonoro, la particolarità del cortometraggio sta innanzitutto nel fatto che i personaggi oltre a recitare le loro battute recitano anche le parti descrittive del testo. Questo nasce dalla volontà di valorizzare al massimo la scrittura di Roald Dahl (dai cui racconti sono tratte tutte e quattro le storie) e ci ha portato ad avere una grande quantità di dialogo da registrare. La parola dunque doveva essere centrale, di conseguenza la continuità e la consistenza delle voci lungo tutto l’arco narrativo era un obiettivo per me centrale. Molte delle ambientazioni inoltre sono raccontate fuoricampo e quindi restituite solo attraverso una costruzione sonora di ambienti ed atmosfere. Infine, non facendo nulla per nascondere gli artifici della messa in scena, spesso anche gli effetti sonori dei meccanismi scenografici sono parte integrante del racconto.

Dopo l’oscar è arrivata un’altra soddisfazione, la nomination ai David di Donatello con il film “Comandante”. Un episodio particolare o un’esperienza che ti porterai dietro dopo questo film?

Comandante è un film a cui tengo molto perché, sin dall’inizio, si presentava come una sfida quasi impossibile per la registrazione del suono in presa diretta. Dal punto di vista acustico, i set esterni erano fortemente contaminati da tutto ciò che serviva a restituire l’idea di un sommergibile in mezzo al mare, quindi pompe d’acqua, macchine del vento, gruppi elettrogeni di vario tipo, gommoni e ventole per ricreare le onde… Quando poi ci siamo trasferiti negli interni, le dimensioni anguste dello scafo hanno presentato altre problematiche, legate agli spazi in cui potevamo operare e alla gestione dei microfoni per un equipaggio così numeroso e indaffarato. Girare in queste condizioni ha richiesto uno sforzo notevole anche ai miei collaboratori, e un’attenzione speciale al materiale tecnico che abbiamo impiegato in condizioni limite. Essere riusciti quindi a salvaguardare l’intera recitazione del film senza rinunciare alla qualità del suono che all’inizio avevo in mente, lo ritengo un obiettivo raggiunto.

 Qual è stata la scena in cui hai riscontrato maggiori complicazioni nella presa diretta del suono di un film?

Le scene più complesse sono state probabilmente quelle in cui abbiamo registrato musica dal vivo sul set in contemporanea ai dialoghi, come ad esempio in _Indivisibili_. In un quadro più generale, penso anche a lunghi piani sequenza con molti attori, come è accaduto proprio in Asteroid City.

 Oltre ad essere un grande professionista sei anche docente della scuola Volontè, quanto è importante l’istruzione in questo settore?

A mio parere l’istruzione è fondamentale. Non critico ovviamente chi arriva ai mestieri del cinema seguendo altre strade, ma ho sempre creduto che la formazione – intesa a tutto tondo – sia un valore aggiunto: sapersi esprimere, avere la capacità di leggere in maniera approfondita e critica una sceneggiatura, avere piena consapevolezza di tutto ciò che riguarda il linguaggio cinematografico e il proprio lavoro specifico certamente contribuiscono a delineare una professionalità più strutturata.

Quale consiglio daresti ai ragazzi che vogliono intraprendere questa professione?

Sicuramente direi loro di investire nella preparazione, nell’approfondimento e nell’aggiornamento costante, cercando di padroneggiare la materia per evitare un approccio approssimativo. E poi di vedere tanti film, mantenere viva la curiosità e non scoraggiarsi in caso di delusioni o insoddisfazioni, dato che fanno anch’esse parte del nostro bellissimo mestiere.

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