Marcello Come Here! Il nuovo magazine di Lazio Terra di Cinema in collaboraizone con Fortune. All’interno della rivista tantisismi articoli che racocntano il mondo cinematografico del Lazio con tutte le sue particolarità ed iniziative. Il primo articolo riguarda una location Laziale che è stata scelta da tantisismi registi come protagonista dei loro film.
“La Ciociaria è una terra che trasuda storia. Non c’è bisogno di costruire scenografie; basta guardarsi attorno e tutto è già lì, come se fosse stato preparato per la cinepresa”.
Così scriveva Luigi Comencini, quando scelse questa terra per alcune riprese della deliziosa commedia “Pane, amore e fantasia” (1953). Girato soprattutto a Castel San Pietro Romano (Roma), alcune scene furono ambientate nelle aree rurali della Ciociaria, dove il fascino autentico della campagna e dei piccoli borghi contribuì a creare la giusta ambientazione.
Il cinema italiano ha da sempre saputo riconoscere il valore scenografico di questi luoghi. Un’aura di autenticità che crea una connessione diretta con l’identità italiana più profonda e verace. Proprio qui, sono stati girati alcuni dei più celebri film della storia del nostro cinema. Probabilmente la pellicola più iconica legata a questi luoghi è “La Ciociara” (1960), diretta da Vittorio De Sica e ispirata all’omonimo romanzo di Alberto Moravia. Ambientato durante la Seconda Guerra Mondiale, il film racconta la tragica vicenda di Cesira (Sophia Loren), che cerca di sfuggire agli orrori del conflitto insieme alla figlia, rifugiandosi proprio nella Ciociaria, girato tra Vallecorsa e altri borghi della zona. La scena più drammatica, quella dello stupro di Rosetta e di Cesira, fu girata proprio qui, ma solo gli esterni della Chiesa di Santa Maria delle Grazie. Il vescovo di Veroli negò il permesso di girare all’interno della Chiesa, come invece voleva De Sica. Prima ancora, nel 1950, fu il regista Giuseppe De Santis a scegliere il borgo di Vallecorsa per alcune scene del suo film “Non c’è pace tra gli ulivi”, in mezzo agli uliveti della contrada Cuicchi. Le immagini in questione sono quelle relative al finale in cui i carabinieri cercano di arrestare Francesco Dominici (Raf Vallone) e terminano con la caduta di Agostino (Folco Lulli) su una rupe.

Altri luoghi furono Fondi e in parte a Sperlonga e Itri. Terra di contrasti, che va dalle dolci colline, alle cime aspre, dai campi coltivati, ai boschi. Questa varietà paesaggistica rende la regione una tela perfetta per film di genere: dalle commedie, ai drammi storici, fino ai film epici e di avventura. Mario Monicelli, scelse queste ambientazioni per alcune scene de “L’armata Brancaleone” (1966), apprezzando la sua bellezza arcaica: “La Ciociaria conserva un aspetto intatto- scriveva- quasi fuori dal tempo, ideale per evocare l’antico e il medievale, con i suoi borghi che sembrano sospesi tra sogno e realtà.
Qui il tempo sembra essersi fermato, e i vicoli stretti, le piazze di pietra e le chiese antiche si prestano a rappresentazioni cinematografiche di grande suggestione”. Alcune scene furono girate a Jenne, tra paesaggi collinari e borghi medievali, che rappresentavano perfettamente il contesto storico e l’atmosfera surreale del film. Vittorio De Sica, nato a Sora, nel cuore della Ciociaria, ha spesso tratto ispirazione da questa terra per i suoi film. Celebre è la sua affermazione: “La Ciociaria è la mia culla e la mia ispirazione – raccontava – C’è qualcosa di profondo e poetico in queste colline, un senso di verità che ho cercato di portare nei miei film”.
Nel 1972, Marco Ferreri diresse “L’udienza”, la storia di un uomo che tenta disperatamente di incontrare il Papa. Una parte del film fu girata nel suggestivo borgo di Fiuggi, famoso per le sue acque termali, ma anche per i suoi vicoli medievali che aggiungono profondità e realismo all’ambientazione. Protagonisti del film furono Enzo Jannacci e Claudia Cardinale. A Isola del Liri e Sora, Elio Petri girò alcune scene del riadattamento cinematografico dell’omonimo romanzo di Leonardo Sciascia “A ciascuno il suo” (1967). Protagonisti Gian Maria Volonté e Irene Papas, un noir politico che esplora le dinamiche mafiose e il sistema di potere del Sud Italia.

Le scene in Ciociaria accentuarono il senso di isolamento e oppressione dei protagonisti. “Brutti, sporchi e cattivi” (1976) è la commedia grottesca di Ettore Scola. Ambientata in una baraccopoli di Roma, riprende alcune aree rurali nei dintorni di Frosinone. Una delle interpretazioni più intense di Nino Manfredi, protagonista della pellicola. E tra le pellicole da citare c’è sicuramente “Splendor”, diretto da Ettore Scola nel 1989, con Marcello Mastroianni (nato proprio in questo territorio, a Fontana Liri) e Massimo Troisi, presentato in concorso al Festival di Cannes. Girato ad Arpino, a mezz’ora di auto da Frosinone, uno dei centri più antichi e suggestivi, abitato da poco meno di settemila abitanti. Terra “prescelta” dai maestri del nostro cinema, la Ciociaria, per raccontare storie profondamente italiane. Autori capaci di catturare la sua crudezza e allo stesso tempo la sua poesia, utilizzando questi luoghi per tratteggiare vicende di sofferenza, redenzione e speranza.
Così ringraziava questa terra Sophia Loren, dopo aver girato il film che l’ha resa immortale, “La Ciociara”: “C’è una bellezza struggente in quei luoghi, che rende ancora più reale il dolore dei miei personaggi”.
CIOCIARI ILLUSTRI
Una faccia da italiano qualunque. E ne andava fiero. Sebbene si sarebbe potuto dire tutto tranne che avesse un aspetto ordinario. Marcello Mastroianni/Snàporaz, come amava soprannominarlo Federico Fellini, è stato un interprete dal talento straordinario. Il Marcello Rubini, paparazzo aspirante scrittore, in una Roma licenziosa e dalle atmosfere decadenti ne “La Dolce Vita”. “T-chi snà un puràz”, l’acronimo romagnolo “tu sei nato poveraccio”.
Così Fellini lo incitava a riprendere a lavorare sul set quando la flemma “fieramente ciociara” dell’attore entrava in conflitto con l’iperattività del regista. Nato nel piccolo comune di Fontana Liri, il 26 settembre 1924, in provincia di Frosinone. Figlio di un falegname Ottorino Mastroianni e di Ida Irolle.
Altro gigante del cinema italiano è Vittorio De Sica nato a Sora nel 1901, nel cuore della Ciociaria, ha spesso tratto ispirazione da questa terra per i suoi film, così scriveva: “Sono nato a Sora, una piccola città in Ciociaria, e credo che le radici contadine abbiano influenzato profondamente il mio cinema. Il realismo che ho sempre cercato di raccontare viene da quella vita semplice, dura, ma autentica.” Nino Manfredi, altro grande figlio della Ciociaria, nato a Castro dei Volsci, amava raccontare della sua terra come una fonte di ispirazione continua. Ha incarnato in molti dei suoi ruoli quel legame profondo con la sua terra, un senso di appartenenza che ha reso i suoi personaggi ancora più autentici. In una delle sue interviste, rivelò: “La Ciociaria mi ha insegnato la dignità della semplicità, che ho sempre cercato di portare nei miei personaggi. È una terra aspra, ma allo stesso tempo piena di calore umano”
Di Raffaella Salamina
