TERRA DI CINEMA: I VERDONE E CANTALUPO

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“Quello con Cantalupo in Sabina e un rapporto profondissimo che nasce dalla grande amicizia di mia madre con Gabriella Ceccopieri Camuccini la cui zia possedeva il Palazzo Camuccini di Cantalupo”

Quando un territorio ha dei figli illustri, che siano nativi oppure acquisiti, come nel caso della famiglia Verdone in Sabina, il legame che si instaura e solitamente forte e bidirezionale. Luca Verdone ha tracciato per noi un ritratto del padre, oltre che di “critico viaggiatore” (come recita il titolo del suo ultimo documentario), anche di uomo e intellettuale fortemente ancorato al territorio e alle sue poetiche e da li siamo arrivati a parlare del rapporto di tutta la famiglia Verdone con il loro luogo di elezione, Cantalupo in Sabina. “Un rapporto profondissimo” – racconta Luca – “che nasce verso la fine degli anni Trenta dalla grande amicizia di mia madre, Rossana Schiavina, con Gabriella Ceccopieri Camuccini la cui zia possedeva il Palazzo Camuccini di Cantalupo, un’opera importante del Vignola, con grandi tesori d’arte custoditi all’interno e che adesso gli eredi stanno restaurando, con l’aiuto dello stato. Così mia madre, da ragazza, passando sempre le vacanze estive con questa sua grandissima amica, ha conosciuto questo luogo che e diventato via via talmente familiare e caro per noi ragazzi, dato che ci portava sempre li la domenica e durante l’estate, che alla fine i miei genitori hanno comprato un appezzamento di terreno dalla zia di Gabriella Camuccini e hanno costruito questa bellissima casa che e poi diventata il buen retiro di mio padre e di mia madre durante tutta l’estate”.

Un luogo non solo bello dal punto di vista paesaggistico, ma anche intriso di spiritualità “per la presenza di una chiesetta consacrata del Seicento, fatta costruire dal Papa Alessandro VIII su richiesta di due nobildonne, Giacinta Colonna e Margherita Sforza, forse per una grazia ricevuta, e che e diventata un po’ il fulcro di tutta la ritualità cristiana della nostra famiglia. Li si e sposato Carlo, li dicevano le messe in onore del Santo Protettore di quella chiesa, San Francesco Saverio. Insomma, Cantalupo” – conclude Luca – “e nel nostro cuore per tanti motivi e questa chiesetta di San Francesco Saverio e un gioiellino che mio fratello ha fatto restaurare con grande cura dal punto di vista architettonico (il tetto, il campanile), trovandovi tra l’altro all’interno le sinopie di alcuni affreschi”. A Cantalupo il padre Mario ha perfino dedicato un volume di poesie “A Cantalupo in Sabina. Versi e memorie” pubblicato postumo, che nel 2009, a breve distanza dalla morte, fu al centro della commemorazione nel corso di una cerimonia svoltasi alla presenza dei figli in occasione del conferimento al professore della cittadinanza alla memoria. Mario Verdone, uno studioso di cinema, critico celebrato e illustre accademico, che lascia in eredita con questo volume, oltre ai suoi studi rigorosi e storiografici sul Futurismo e sul cinema, anche un ritratto intimo e familiare della terra Sabina e dei paesaggi visivi ma anche interiori che Cantalupo ha saputo ispirargli. Altrettanto intimo e familiare e lo sguardo sul passato del figlio Carlo nel suo recente libro “La carezza della memoria”; pagine nate per tre quarti nell’amata casa di campagna di famiglia: «L’ho scritto nella biblioteca di mio padre, sullo stesso grande tavolo degli anni Venti su cui scrissi anche Bianco, rosso e Verdone e Un sacco bello”, racconta Carlo Verdone. E la Sabina si trova anche dentro la caratterizzazione di certi personaggi ispirati da figure come quel prete di Casperia degli anni Sessanta dalle cui omelie Carlo trasse ispirazione per uno dei suoi tanti riuscitissimi personaggi caricaturali.

 

A Cantalupo si svolge poi il Festival “Parliamo di donne”, ideato da Luca Verdone con Eleonora Farneti, Assessore alla Cultura. “Mio padre sarebbe felice di questa rassegna perché trascorreva a Cantalupo sia l’estate che i weekend. E un luogo che lo avvicinava molto alla scrittura e allo studio poi, ad un certo punto, inizio a funzionare anche come sala cinematografica. Saranno stati gli Anni dal ‘63 al ‘65 e lui prese a proiettare a casa, su una grande parete bianca, i film che amava! Ne sarebbe orgoglioso, dunque, perché abbiamo ricreato un po’ la piazza dei suoi sogni. Qui aveva la possibilità di dedicarsi ai piccoli piaceri e ai grandi cineasti. Cantalupo divento una piattaforma per sognare” racconta Luca Verdone, che, in collaborazione con la giunta comunale di Cantalupo in Sabina e con il sindaco Paolo Rinalduzzi, cura con passione la selezione per il Festival, scegliendo film particolari, spesso di non facile reperibilità su dvd o piattaforme, su temi femminili, come “L’Agnese va a morire” di Giuliano Montaldo, “Libera, amore mio!” di Mauro Bolognini e “Rosa Luxemburg” di Margarethe von Trotta con la presentazione di illustri personaggi del mondo del cinema. Un legame, insomma, quello della famiglia Verdone con Cantalupo e con la Sabina, che vive in tutti i membri della famiglia ed e sicuramente destinato a tramandarsi tra le generazioni.

 

 

Di Flaminia Gallo

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